Quarant’anni di oscurità, di nuovo!

Siamo di nuovo nelle grinfie dei giusti.
Scellerate e insane condotte di pochi ci hanno precipitato nell’oscurità.
Come prima degli anni 90, per oltre un quarantennio, avranno diritto di espressione, di piena cittadinanza, solo i bacia pile e i sinistri.
Solo due verità, tutti gli altri fascisti!
Torniamo nelle fogne da cui veniamo.
Non importa chi siamo, cosa pensiamo, quale etica ci muove, la nostra visione politica, sociale, la nostra cifra umana. Non siamo allineati, coperti, addirittura dissentiamo!
Ma come ci permettiamo! Miscredenti, avanzi di borghesia retriva.
La mia tristezza, finalmente, si sta muovendo a rabbia.
Cari giusti, vi muoverò guerra in ogni dove.
C’ho già il pugnale degli arditi.

Un ingiustissimo Paolo

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Gioia mia!

Stamattina, intorno alle cinque e quaranta, vengo svegliato da movimenti a frittata nel lettone.
La parte destra del talamo è irrequieta, si gira e si rigira.
Non ci sta dentro più, troppa l’eccitazione, un po’ di luce (lampioni…..) filtra dalla tapparella.
Non do segni di vita, nessun appiglio, è troppo presto!!!
Voglio dormire ancora un cincinin, 2 minuti, ti prego!
Alle 6 e mezza non c’è più nulla da fare.
È in piedi sul letto, salta, “è il mio compleanno, voglio aprire i regali!”
Il mio bambino è bello come il sole, felice e gioioso.
Alberto compie 8 anni. (pare ieri, ti ricordi quando, e poi ha fatto, etc..)
Apriamo i regali di amici e parenti con grande soddisfazione, (ovazione dell’Albi per la trilogia di Guerre Stellari, grande Marco!) preparo la colazione, la torta con candelina, e citofona Charlie, per festeggiare insieme (siamo soci al 50% nell’affare Alberto).
A quel punto è il momento del nostro regalo, quello grosso.
Gli diamo una pista delle biglie che desiderava, e gioia mia, si mostra entusiasta, contento.
Poi lo mandiamo in camera sua con un pretesto e, LA BICI NUOVA, da grande!
Tremava quasi. Me lo sarei mangiato.

Paolo di burro

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Piove

Che bella giornata!
Ahh, Beh!
Ho passato un ottimo week end, e il mondo mi sorride, di nuovo!
Ora, magari non ha mai smesso, ma il segreto sta negli occhi di chi guarda.
Dopo un po’ di rieducazione, anche il tardo ci vede again.
E c’è tanto da vedere, da toccare, da assaporare. Sono un mese in anticipo rispetto alla primavera, tra poco cinguetto pure.
Speriamo non aprano la caccia troppo presto.

Cip
Paolo

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Aria Fresca

Testa pesante, capacità di concentrazione minimale, un pizzico di abulia.

Sei quasi convinto di essere malato.

Pirla!

Adesso che hai aperto la finestra, entra aria nuova, frizzante.

Persino a Milano.

Baci

Paolo

 

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Mario Bros e il Lego

Il caro Corrado è solito lasciar cadere,  nel mezzo di una chiacchierata, una frase potente “solo l’amore costruisce”. È bella, intensa, assertiva.

Quel “solo” mi ha insospettito.

Ma è proprio vero?

SOLO l’amore costruisce?

Boh! Credo di no.

Penso che molti stati d’animo, sentimenti, emozioni, o come diavolo si voglia definirli, siano motore dell’agire.

Le persone costruiscono,  sogni, famiglie, case, imprese, imperi, perché hanno le più svariate ambizioni, a volte solo perché sono lì per caso.

Quello che costruiamo può essere più o meno solido, più o meno apprezzabile, ma è parto della iniziativa individuale. Si porta dietro tutto il bagaglio pregresso degli uomini che concorrono alla realizzazione, nel bene e nel male.

L’odio, l’invidia, l’amore, l’affermazione di sé, la pietà, etc. sono potenti molle che ci spingono a fare, a creare, e salvo pochi rari casi, sono tutte presenti nella vita di ognuno.

Allora cosa fa la differenza, tra chi costruisce e chi vegeta?  La passione, mhh. La determinazione, mhh. La volontà, mhh. La curiosità, mhh. Anche qui nulla da dire, probabilmente tutte, a turno, o contemporaneamente.

Forse l’uomo è naturalmente portato a costruire, tant’è che l’apatia è percepita come anomalia dalla maggioranza delle civiltà. (ho detto apatia, non Ozio, che al contrario ritengo tempo ben speso…)

La vera questione è nella valutazione del costruito, e quindi indirettamente, sulle motivazioni che hanno generato la spinta, che hanno sostenuto lo sforzo. Tutto sommato credo che ci sia una forma di discriminazione, per cui tendiamo a considerare i sentimenti negativi non degni di associazione con un verbo nobile come costruire.

Arrendiamoci! Siamo creativi anche grazie a sentimenti che non ci piacciono, che non ammettiamo, e non è detto che il prodotto sia fallato perché originato da un sentimento eticamente discutibile.

Anche il letame contribuisce allo sbocciare del fiore.

Tutto sto’ sproloquio solo per dire, giudichiamo il prodotto, non il produttore!

Uno stufissimo Paolo

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Orpo!

Sembra ieri, ed invece e passato più di un mese.
Tanto tempo senza scrivere una riga, non era ancora capitato.
Il pensiero ha continuato a fluire veloce, e allegramente confusionario.
Nel frattempo mi sono goduto otto giorni di sci con il mio bambino, sole, neve e splendidi momenti.
Il resto è un continuo rush di lavoro, lavoro, lavoro e un po’ di amici.
Ho davanti ancora un paio di settimane di rara intensità lavorativa, e son carico come una molla.
Suona strano, ma nonostante sia stanco e non privo di preoccupazioni, questi periodi concitati, in cui tutto si sovrappone, mi danno quasi un senso di euforia.
Senti che non ce la puoi fare, che ci sono troppe cose da fare, troppo complicate, e poi cominci e pian piano riesci.
La fiducia cresce, le forze non finiscono, e dopo un po’, non hai neanche più il fiatone.
Bello!

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Ciao

Alcuni sogni sono meravigliosi, superano di gran lunga le nostre fantasie più audaci.

Arrivano improvvisi, ci sorprendono. La sensazione di pienezza,  di gioia, di benessere, ci pervade.

È difficile lasciarli andare via.

Tentiamo di combattere per rimanere nel sonno, nella realtà onirica, ma la nostra volontà altera la natura stessa del sogno. Ne inquina la purezza. La tensione nel trattenere, o lo sforzo nello spingere,  virano, presto o tardi, il tutto in un incubo.

Dovremmo lasciarli scemare, permettergli di accompagnarci fino al pieno risveglio.

Godere dell’onda di benessere, di positività, anche dopo.

Quel sorriso pulito, facile, dei nostri giorni più tersi, è spesso figlio della capacità di farci servire dalla vita, di non combattere la realtà aprioristicamente.

Di darsi il tempo di risvegliarsi piano piano.

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Fede e cuscino

Ieri il mio bambino ha fatto la sua professione di fede. È entrato nel mondo degli iniziati, una strada a senso unico.

La giornata era quella giusta, freddo, pioggia.

Lo zio Marco, suo padrino, è stato organizzatore paziente e grande maestro di cerimonia.

La sua costanza e determinazione, in questi anni, sono stati sempre binari sicuri per una fede forte e appassionata. Tutti i rischi di devianza, di accostamento al vitello d’oro, di semplice agnosticismo, o addirittura di ateismo, sono stati combattuti e sconfitti.

La nostra battaglia ha comportato l’utilizzo di ogni tipo di armi, dalle più classiche a quelle eticamente discutibili.

Ricordo ancora, senza vergogna, che una mattina del dicembre di un qualche anno fa, io ed il mio Alberto stavamo prendendo l’ascensore per andare all’asilo. La luce dei miei occhi, candidamente, mi dice che tutto sommato a lui piacciono anche altre realtà, e cita il diavolo, e i galeotti. Io mi sono sempre ripromesso di fargli conoscere la vera fede, per la sua positività, non esaltando le innumerevoli nefandezze che sono peculiari dei falsi idoli, ma questa volta stavo cedendo.

Poi il colpo di genio, tra il 2° e il 1° piano, gli ho detto: “Alberto, Babbo Natale è INTERISTA!”

Non ne abbiamo mai più parlato, il suo sguardo, da allora, è stato pulito, senza ombre o ansie.

Come dicevo, la giornata era perfetta, la Beneamata è in crisi. Contestazione latente, risultati insoddisfacenti, infortunati a go go. In campo ci saranno un sacco di pippe e scarponi a fine carriera.

L’epifania di un vero interista, la sofferenza nel DNA. Alberto in 7 anni e mezzo di vita, ha visto 5 scudetti, una coppa dei campioni e svariate altre competizioni. Non potevamo essere certi della sua fede, ci volevano i suoi 40 giorni nel deserto, esposto alle privazioni e alle tentazioni, e così è stato.

Partite perse, infortuni a ripetizione, classifica orribile, sfottò e scherno. Derby perso senza lottare. Allenatore e società contestate.

È il momento, se professa adesso la sua fede, nel tempio, è fatta!

Così, domenica mattina, alle dieci usciamo e andiamo in macchina alla metro. Li ci aspetta Marco, cambiamo a Cadorna e via verso la Scala del calcio. San Siro ci aspetta.

È magnifico, piove, fa freddo, ma lui è li, memento di gesta eroiche e di miserrime cadute.

Il battezzando è emozionato, lo stadio è immanente, ipnotizza i nostri sguardi.

Il nero e l’azzurro delle bancarelle cariche di ogni ben di dio, bandiere con splendidi biscioni mangia bambini, magliette di ogni taglia con nomi favolosi e numeri sacri (4 c’è solo un Capitano!), sciarpe bianche con la croce rossa di Milano, e cuscini dai colori perfetti illuminano il cielo grigio. Il mio bambino si avvicina, sceglie e Tac! Ha il suo primo e insostituibile cuscino da stadio. È semplice, righe Nere e Azzurre e il credo: “Forza INTER”.

Lui è felice, Marco ed io abbiamo i lucciconi.

L’odore della porchetta, delle salsicce, delle cipolle alla piastra ci scuotono da tanta mistica per farci godere delle gioie terrene.

Qualche rutto più tardi, entriamo nella nostra cattedrale. Alberto non perde un particolare e vorrebbe avere due bocche per chiederci tutto. Arrivati su accediamo agli spalti, e il campo si palesa in tutta la sua forza evocativa. Siamo di nuovo in tre emozionati!

Ci accomodiamo sui nostri tre cuscini e aspettiamo che la funzione abbia inizio.

Pronti via e l’amato peccatore (Crespo ndr.) ci precipita nello sconforto. Il piccolo regge la botta e non perde fiducia.

Sarà ampiamente ripagato da 5 gol dell’ INTER e da una serie di coloriture ad opera dei meravigliosi habitué di San Siro.

La cioccolata con panna del dopo partita concluderà un pomeriggio di festa e comunione.

Alle 8 e dieci della sera il nuovo adepto dormiva il sonno del giusto.

Siamo animali meravigliosi, e dentro di noi custodiamo la scintilla del divino.

È NerAzzurra!

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Vulnerabilità e pensiero laterale, continua

Eh si, c’è tutta l’altra parte da considerare.

Fai delle scelte, ti comporti di conseguenza, e le tue azioni producono degli effetti sulle persone che subiscono il tuo fare.

Uno di questi è paradossale, è simile a quello che ti ha indotto a chiudere tutto, a non dare spazio a nessuna comunicazione, contatto.

La perdita di fiducia nell’altro, il suo sentirsi tradito, esattamente come è stato per te, deriva dalla rottura di un tacito patto di comprensione reciproca, di accettazione aprioristica e totale che ci aspettiamo da amici, parenti ed altro, che ci vogliono bene. Ce lo aspettiamo,  magari non razionalmente, ma ci contiamo.

Insomma, tu senza più fiducia, chiudi il rapporto, hai ponderato bene, credi sia meglio così. E l’altro si sente abbandonato, proprio nel momento di massima fragilità, con la coscienza di aver sbagliato.

Accidenti! È tutta qua la tua generosità, la tua umanità, la tua capacità di amare?

E non finisce qua…………… (è una minaccia!!!!!)

A dopo

P.S.

Il GrandeBiglia mi ha omaggiato di questo filmato.

io non riesco a smettere di ridere.

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Figli e specchi, piccola postilla

Perdonate l’interruzione, devo fare una considerazione aggiuntiva sulla nostra relazione coi pargoli.

Quanto delle nostre incazzature proviene dal pensare di riconoscere in loro parti di noi che non ci piacciono, che non riusciamo ad accettare, che riteniamo sbagliate.

Quanto ci fa paura pensare di aver trasmesso loro anche qualcosa di brutto.

Il senso di colpa diventa insopportabile e si scatena la rabbia.

A letto, devo andare a letto e fare un bel sonno ristoratore!

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